Una lingua romanza
Il ladino è una lingua romanza di matrice latina, dunque un idioma imparentato ad esempio con l’italiano, il francese e il portoghese. Le sue origini risalgono al periodo della conquista romana delle Alpi nel 15 a.C.; avvenimento che favorì, poco per volta, l’assimilazione da parte delle popolazioni sottomesse di elementi del latino volgare parlato da funzionari, legionari e mercanti romani. Le genti sino allora insediate nell’arco alpino – sulle cui origini etniche sappiamo assai poco – furono incorporate nell’Impero romano e ricevettero il nome collettivo di “Reti”.
Come accennato, il loro idioma si mescolò con quello degli occupanti, il che spiega la genesi del termine "retoromanzo", che viene spesso utilizzato quale sinonimo di “ladino” e che – secondo le ipotesi del linguista austriaco Theodor Gartner, che nel 1883 ne coniò il termine – comprende, oltre al ladino dolomitico, il romancio parlato nel cantone svizzero dei Grigioni e il friulano. Il retoromanzo, secondo questa visione, risulta essere un sottogruppo autonomo all’interno delle lingue romanze e il ladino dolomitico una entità separata dai dialetti italiani settentrionali. Il retoromanzo era parlato anticamente in quasi tutto l’arco alpino, dal Lago di Costanza fino alle regioni adriatiche.
La sua area di diffusione cominciò tuttavia a ridursi e frammentarsi a partire dal IV secolo, con la grande migrazione dei popoli e la conseguente penetrazione degli Alemanni e dei Baiuvari di lingua germanica da nord, degli slavi da est e dei Longobardi da sud-est. A causa del contatto con le contigue parlate germaniche e romanza, il retoromanzo ha poi continuato ad essere ridimensionato fino ai nostri giorni. L’ampia diffusione di cui godeva un tempo è però testimoniata da molti toponimi riscontrabili in
territori oggi esclusivamente germanofoni, come i cantoni di Glarona e San Gallo o i distretti di Sarganserland e Rheintal in Svizzera, il Voralberg e il Tirolo occidentale in Austria o l’alta Val Venosta in Alto Adige.
Il ladino è invece conservato nelle cinque vallate dolomitiche disposte attorno al Gruppo del Sella, sebbene ciascuna ne adotti una propria variante spesso suddivisa in ulteriori sottovarietà:
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- gherdëina in Val Gardena,
- badiot, ladin de mesaval e marou in Val Badia
- fascian suddiviso in cazet, brach e moenat in Val di Fassa
- fodom e colejan rispettivamente a Livinallongo e Colle Santa Lucia
- anpezan a Cortina d’Ampezzo
Sotto il profilo amministrativo, le cinque vallate ladino-dolomitiche sono suddivise tra due regioni (Trentino Alto-Adige e Veneto) e tre province (le valli Gardena e Badia in provincia di Bolzano, la Val di Fassa in provincia di Trento e Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo in provincia di Belluno).
Va ricordato che in seguito alla legge 482 del 15 dicembre 1999, oltre ai 17 comuni appartenenti alla ladinia storica, lo stato italiano ha riconosciuto "di lingua ladina" altri 35 comuni della provincia di Belluno: l’appartenenza di ciascun comune alla minoranza linguistica ladina è stata sancita da una delibera votata a maggioranza dai rispettivi Consigli Comunali.
Caratteristiche del retoromanzo
Quali sono le caratteristiche delle varietà retoromanze e quali le differenze rispetto alle lingue romanze? I linguisti parlano di un’”unità retoromanza" fondandosi sul fatto che il ladino, romancio e friulano conservano un insieme di specifici caratteri del latino – caratteri che sono, invece, andati persi nei contigui dialetti altoitaliani e nelle altre lingue romanze. Alcuni esempi:
- Palatizzazione delle consonanti occlusive /k/ e /g/ davanti alla vocale /a/: “bucca(m)”>“bocia”, “cane(m)” > cián, “caballu(m)” > ciaval, “gallu(m)”> gial
- Mantenimento dei nessi consonantici con L (BL,CL,FL,GL,PL):
“clave(m)”>cle, flatu(m)>fle, glacia(m)>glac - Lenizione delle consonanti intervocaliche sorde latine:
“catena(m)” > ciadëna, “sapere”> savei, “formica(m)” > formia - Conservazione forme plurali dei sostantivi con desinenza in -s:
ciavel/ciaveis, ciampanon/ciampanons, ocialin/ocialins, talon/talons, sburlon/sburlons
Nel retoromanzo inoltre si conservano vocaboli prelatini (usualmente detti “retici”) come ad esempio “roa” (frana), “aisciuda” (primavera), baráncle (pino mugo), dascia (frasca d’abete) .
Nessuna delle varietà retoromanze in uso nelle Dolomiti, in Friuli e nei Grigioni manifesta però tali elementi tutti insieme. Alcuni di essi sono presenti anche in altre lingue romanze e in alcuni dialetti altoitaliani limitrofi.
D’altro canto sappiamo che una lingua non può essere definita solo in base a criteri linguistici, ma per inquadrare un sistema linguistico è necessaria un’analisi che vada oltre l’ambito della struttura, della forma e della storia della lingua, ma che studi e analizzi piuttosto le implicazioni sociali, culturali, identitarie, religiose, letterarie, filosofiche, psicologiche, ecc… Come sostiene il prof. Bauer dell’Università di Salisburgo, “i risultati degli studi dialettometrici e della linguistica in generale, vanno sempre spiegati anche alla luce di fattori extralinguistici e/o storico linguistici e messi a confronto con le impressioni metalinguistiche soggettive dei parlanti”.
