L’edificio
La Cesa de Jan o Casa Chizzali-Bonfadini risale agli inizi del XVII secolo; infatti, 1612 è la data che si legge sopra il portone d'ingresso. Edificata dalla famiglia Chizzali, costituisce oggi un pregevole monumento storico-architettonico, certamente uno tra i più significativi dell'area ladina.
La Cesa de Jan fu anche sede amministrativa delle locali miniere del Fursil, sfruttate ininterrottamente per sei secoli per ricavarne il prezioso minerale di ferro, la siderite manganesifera, ottima per forgiare armi da taglio.
Caratterizzano la casa le artistiche inferriate, forgiate in loco col ferro del Fursil, che dovevano rappresentare ornamento degno delle mansioni e del prestigio esercitato, in tempi ormai remoti, dai suoi proprietari.
Uno stemma gentilizio in pietra, inserito un tempo nella facciata principale, è stato asportato da ignoti.
Nella Cesa de Jan sono di singolare interesse: l'erker tirolese aggettante sulla via principale; la bifora allineata sopra l'erker e l'arcata d'ingresso; gli interni di cantine e corridoi con soffitti a volta; gli affreschi sul lato destro del portone d'ingresso e le scale in pietra che si snodano a chiocciola.
Nel corso del 1800 furono aggiunti, a seguito di un terremoto che aveva lesionato l'edificio, due barbacani (contrafforti angolari) che rinforzano i due spigoli della facciata est rivolta alla chiesa. Attualmente l'edificio è in parte privato ed in parte di proprietà del Comune di Colle S. Lucia, su porzione di quest'ultimo è stato insediato nel febbraio del 2005 l'omonimo Istitut Cultural Ladin.
Alcuni anni or sono la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto Orientale ha eseguito un restauro conservativo del tetto, dell'erker e delle fessurazioni e ha ripulito il paramento esterno dell'edificio.
L'iniziativa è stata voluta per conservare e valorizzare la Cesa de Jan che, con il castello di Andraz e le numerose chiese dei dintorni, costituisce una testimonianza sul territorio del vasto fenomeno insediativo legato all'estrazione del ferro dalle miniere del Fursil.
Esposizioni e mostre
Il calzolaio
La Cesa de Jan o Casa Chizzali-Bonfadini risale agli inizi del XVII secolo; infatti, 1612 è la data che si legge sopra il portone d'ingresso. Edificata dalla famiglia Chizzali, costituisce oggi un pregevole monumento storico-architettonico, certamente uno tra i più significativi dell'area ladina.
La Cesa de Jan fu anche sede amministrativa delle locali miniere del Fursil, sfruttate ininterrottamente per sei secoli per ricavarne il prezioso minerale di ferro, la siderite manganesifera, ottima per forgiare armi da taglio.
Caratterizzano la casa le artistiche inferriate, forgiate in loco col ferro del Fursil, che dovevano rappresentare ornamento degno delle mansioni e del prestigio esercitato, in tempi ormai remoti, dai suoi proprietari.
Uno stemma gentilizio in pietra, inserito un tempo nella facciata principale, è stato asportato da ignoti.
Nella Cesa de Jan sono di singolare interesse: l'erker tirolese aggettante sulla via principale; la bifora allineata sopra l'erker e l'arcata d'ingresso; gli interni di cantine e corridoi con soffitti a volta; gli affreschi sul lato destro del portone d'ingresso e le scale in pietra che si snodano a chiocciola.
Nel corso del 1800 furono aggiunti, a seguito di un terremoto che aveva lesionato l'edificio, due barbacani (contrafforti angolari) che rinforzano i due spigoli della facciata est rivolta alla chiesa. Attualmente l'edificio è in parte privato ed in parte di proprietà del Comune di Colle S. Lucia, su porzione di quest'ultimo è stato insediato nel febbraio del 2005 l'omonimo Istitut Cultural Ladin.
Alcuni anni or sono la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto Orientale ha eseguito un restauro conservativo del tetto, dell'erker e delle fessurazioni e ha ripulito il paramento esterno dell'edificio.
L'iniziativa è stata voluta per conservare e valorizzare la Cesa de Jan che, con il castello di Andraz e le numerose chiese dei dintorni, costituisce una testimonianza sul territorio del vasto fenomeno insediativo legato all'estrazione del ferro dalle miniere del Fursil.
La stua e i costumi tradizionali
La stua, completamente foderata in legno, era un tempo il cuore della casa e anche l'unico locale riscaldato, la gente vi passava le lunghe giornate invernali, i bambini si rannicchiavano sopra il fornel, la stufa che permetteva di irradiare il caldo tepore nella stanza.
L'arredamento era essenziale, la panca attorno al fornel, un tavolo, poche sedie, qualche armadio a muro, una vetrina e poco altro. Non mancava mai il cantonale con il crocifisso e le immagini devozionali, sullo stipite della porta c'era sempre un'acquasantiera, attingendo l'acqua santa si sanciva l'inizio e la fine di ogni giornata.
All'interno delle stue della Cesa de Jan prendono oggi posto gli uffici e una piccola mostra relativa ai costumi tradizionali, vestiti, calzature, attrezzature di uso quotidiano. Si possono vedere diversi costumi maschili e femminili tra cui il mesalana, tipico costume femminile, utilizzato dalle donne di Colle e Livinallongo sino agli inizi del 1900.
Il falegname
Anche il falegname ha occupato un posto importante nella vita di tutti i giorni delle nostre piccole comunità. Nelle famiglie non mancava mai una stanza appositamente allestita con attrezzi e banco da lavoro per consentire di eseguire le principali lavorazioni del legno: riparazioni, manutenzioni e altro ancora. Non sono mancati veri e propri maestri: capaci tornitori, realizzatori di rivestimenti più o meno elaborati delle stue, abili costruttori di fienili, intagliatori.
Le attrezzature esposte fanno parte di un mondo il cui ricordo pervade soprattutto le generazioni più vecchie ma che possiamo ancora oggi ammirare in tante piccole "opere d'arte" realizzate dai nostri valenti artigiani.
Le miniere del Fursil
Una piccola esposizione è dedicata anche a questo importante giacimento di Colle S. Lucia che fu sfruttato ininterrottamente tra il XII e il XVIII secolo. Le miniere del Fursil, in relazione al ferro pregiato che vi si estraeva, furono a lungo oggetto di contesa tra il Principato Vescovile di Bressanone e la Serenissima e finirono la loro storia verso la metà del 1700 per diverse cause concomitanti. Furono rivalutate, per così dire, durante il periodo autarchico: nel 1939 si avviò la realizzazione di due nuove gallerie con l'obiettivo di avviare uno sfruttamento sistematico e industriale, ma il tutto si concluse con il definitivo e ultimo abbandono nel 1943. Attualmente è stato avviato un significativo progetto di recupero a fini turistico-culturali.
Visitare la Cesa de Jan
All’interno della casa è possibile visitare la porzione gestita dall’Istitut che comprende due sale con gli uffici, la biblioteca, un salotto (stua) che ospita costumi e oggetti in esposizione, e al piano superiore alcune sale con mostre fisse (il calzolaio, il falegname, le miniere) e temporanee.
Durante la visita una guida vi fornirà spiegazioni su ciò che è esposto, ma anche sulla lingua e la cultura ladina, approfondendo gli eventuali interessi del visitatore.
La visita è gratuita con la possibilità di lasciare una piccola donazione alla fine del tour.
Gli orari di visita sono dalle 16:00 alle 18:00
è preferibile la prenotazione tramite e-mail o telefono.
Via Villagrande n. 54
32020 Colle Santa Lucia (BL)
Tel/fax 0437 720609
info@istitutoladino.org
